Raniolo, FrancescoDe Gaetano, Roberto2026-02-052025-01-31http://hdl.handle.net/10955/5719Dottorato di Ricerca in Politica, Cultura e Sviluppo. Ciclo XXXVIILa tesi esplora il progetto incompiuto di Pier Paolo Pasolini per un film su San Paolo, a cui il poeta lavora tra il 1966 e il 1974, attraverso una peculiare lente d’osservazione estetico-politica. Reimmaginando la vita di Paolo in un arco temporale che si snoda dal regime nazista alla società neo-capitalista e trasponendo la vocazione, le Lettere e i viaggi di Paolo nella contemporaneità, Pasolini riflette sulle radici – politiche, immaginali – dell’Occidente, grazie al peculiare apparato cinematografico che nel progetto si dispiega. Attraversando le diverse fasi di redazione della sceneggiatura, è possibile cogliere nei mutamenti del progetto e nel duplice volto che Pasolini attribuisce all’apostolo – il volto santo-rivoluzionario e quello clericale e codificatore – la portata inedita della riflessione pasoliniana, nell’epoca in cui il neo-capitalismo si afferma come potenza in grado di catturare l’intera umanità. L’immagine cinematografica si misura con il complesso rapporto che lega Storia ed evento, santità e istituzione, passato e presente. Paolo si fa straordinario intercessore, in grado di mostrare l’impensato del potere contemporaneo (di cui egli stesso diviene immagine) e la possibilità di disertarne, insieme, l’ordine politico e rappresentativo. L’analisi della sceneggiatura individua nell’originale impiego dell’impianto figurale di matrice auerbachiana (e paolina) messo in campo da Pasolini, la capacità di mostrare l’intima complicità tra la missione universale di Paolo, il nazifascismo e la contemporaneità neocapitalistica: la codificazione di rapporti di esclusione e di inclusione che fondano e garantiscono l’amministrazione della nuda vita. Nel peculiare intreccio tra teologia politica e biopolitica che, attraverso Paolo, diviene leggibile, la caratura “paolina” (“pneumatica”) dell’immagine pasoliniana – tanto nella sua matrice ereticamente auerbachiana che nel “realismo della Carne” che il regista pensa a partire dal progetto Bestemmia –, opera sulla contemporaneità delle scissioni che mostrano l’attualità come compimento di un già stato e introducono una sfasatura nella sua apparente necessità. In una relazione carica di ambiguità, Pasolini tenta di strappare, alla saturazione della realtà, il Reale che la abita. In tal senso, se Paolo è nome di una sospensione della legge che inaugura una più potente forma di dominio che si rifrange nell’imperativo anomico ed edonistico contemporaneo, la com-posizione tra santità e necessità dell’istituzione che in Paolo si incarna giunge, tra il 1968 e il 1974 (tra la “guerra civile” interna alla borghesia e il “genocidio” neocapitalista dell’alterità) ad una soglia di irrappresentabilità che sembra consegnare il progetto – che non si tradurrà mai in un film – ad un fallimento irriducibile a soli ostacoli produttivi. Esso diviene comprensibile riflettendo sul rapporto che, nelle diverse fasi di redazione del San Paolo, lega immagine, voce e scrittura. Se la scrittura, già nel 1968, si configura come primo processo incorporante che trasforma l’evento in dogma; se, nel 1974, persino la carne spettrale della voce (la Parola di Paolo ridivenuta orale nel cinema) che si staglia sull’immagine sembra catturata in tale processo, è proprio alla scrittura (a Petrolio) che il progetto e il suo fallimento conducono. Analizzando le categorie paoline ereticamente impiegate da Pasolini, Petrolio sembra accogliere l’eredità del tentativo che aveva mosso il progetto dedicato a San Paolo, e che risultava iscritto nelle strategie estetiche post-figurali in esso sperimentate: opporre, alla chiusura della storia – alla coincidenza tra vissuto e storico, tra teologico e politico: alla letteralizzazione della vita prodotta dal genocidio capitalista - uno spostamento minimo, in grado di lasciar aperto uno spazio per l'evento: per un'immagine a venire.itEsteticaTeologia politicaPasoliniImmagineScritturaDomande attuali, risposte sante. Sul progetto incompiuto per un film su San Paolo di Pier Paolo PasoliniThesis