Dipartimento di Scienze Politiche e Sociali - Tesi di Dottorato

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Questa collezione raccoglie le Tesi di Dottorato afferenti al Dipartimento di Scienze Politiche e Sociali dell'Università della Calabria.

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    Democrazie retoriche. Profili di responsiveness in Francia, Germania e Italia
    (Università della Calabria, 2025-01-29) Zucaro, Aurelia; Raniolo, Francesco
    La tesi analizza le democrazie contemporanee attraverso il concetto di responsiveness retorica, ossia la capacità dei partiti politici di apparire ricettivi alle esigenze dei cittadini mediante la comunicazione, più che con azioni concrete. Tale fenomeno è indagato come possibile fattore di equilibrio e, al contempo, di fragilità delle democrazie, in un contesto segnato da crescente disillusione politica, crisi di rappresentanza e trasformazioni nei rapporti tra partiti, media e cittadini. La ricerca propone una distinzione tra rappresentanza di opinioni e rappresentanza di interessi. Mentre la prima si focalizza sulla corrispondenza tra le preferenze espresse dai cittadini e le posizioni dichiarate dai partiti, la seconda richiede un impegno concreto nella traduzione delle istanze in politiche pubbliche. Attraverso un approccio teorico ed empirico, la tesi esplora come la salienza dei temi (immigrazione, economia, ambiente) e la congruenza di opinioni tra partiti e cittadini influenzino la soddisfazione per la democrazia. La metodologia, basata su dati comparati (European Election Studies e Chapel Hill Expert Survey, 2019), adotta il modello della issue congruence e controlla il ruolo della comunicazione mediatica come variabile moderatrice. I risultati mostrano che la congruenza tematica contribuisce a migliorare la percezione del funzionamento democratico, ma con variazioni significative in base ai temi e ai contesti nazionali. La salienza mediatica, inoltre, può amplificare o ridurre gli effetti della congruenza, rivelando dinamiche specifiche nei tre paesi analizzati (Francia, Germania, Italia). In conclusione, la ricerca sottolinea che, sebbene la dimensione retorica sia centrale per comprendere la qualità delle democrazie contemporanee, la sua enfasi esclusiva rischia di trasformare la rappresentanza in un esercizio simbolico. Per evitare un ulteriore indebolimento del legame tra cittadini e istituzioni, è necessario bilanciare la rappresentanza di opinioni con un impegno concreto verso la rappresentanza di interessi, recuperando la sostanza del dialogo democratico.
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    Tipologie di populismo ed effetti sulla democrazia : un'analisi delle politiche e dei discorsi istituzionali del primo governo Conte
    (Università della Calabria, 2021-10-14) Scanni, Francesco Maria; Jedlowski, Paolo; Giraudi, Giorgio Carlo Secondo
    “Uno spettro si aggira per il mondo: il populismo”. Con questa frase Ionescu e Gellner nel 1969 aprivano un volume che conteneva la sintesi di un importante dibattito sul populismo che si era tenuto nel 1967 alla London School of Economics (Ionescu e Gellner,1969). A distanza di cinquant’anni dalla pubblicazione del volume, il populismo è diventato il grande evento politico contemporaneo al quale, nel corso degli anni, molti pensatori (filosofi, scienziati politici, sociologi) hanno dedicato fiumi di pagine sottolineando immancabilmente la valenza profetica dell’affermazione dei due autori. Ma che cos'è il populismo? È utile servirsi di un concetto unitario oppure conviene saper distinguere tra diversi tipi di populismo? Il populismo ha una sua specifica dimensione ideologica? Se sì, in che misura l’ideologia populista è collegabile e compatibile con i contenuti ideologici più tradizionali otto-novecenteschi? Cosa ne è dei contenuti e delle retoriche avverse alla rappresentanza mediata e al costituzionalismo liberale una volta che che i soggetti populisti vanno al governo? La tesi che tutti i soggetti populisti sono comunque illiberali e rappresentano un pericolo per la democrazia trova fondamenti empirici nel caso del governo M5S-Lega? Oppure trova conferma la tesi opposta che i soggetti populisti una volta al governo subiscono necessariamente un processo di normalizzazione, cioè adottano una “logica dell'appropriatezza” (March e Olsen, 2004) che ne cambia le retoriche e in parte anche l'identità attenuando i toni antisistemici ed illiberali? Questo lavoro tenterà di approfondire teoricamente e verificare a livello empirico tali questioni. Si tratterà dunque di concenttualizzare e successivamente verificare empiricamente se esistono tipi differenti di populismo e, in caso affermativo, che cosa significa questo in termini di differenti retoriche, modalità organizzative e linee d'azione dei diversi attori che compongono la galassia populista; esaminare come funziona il populismo (o i populismi) quando si trova a fare i conti con il governo nelle moderne democrazie occidentali in termini di costruzione del discorso pubblico, delle strategie competitive (alleanze) e dei processi decisionali. Ci si domanderà quindi se le decisioni adottate possano essere inquadrate, attraverso il prisma del criterio sociologico (Revelli, 2007), in politiche di sinistra o di destra, progressiste o conservatrici e in cosa possa consistere oggi un'agenda di governo populista “di destra”, “di sinistra” o “postmoderna”. In ultimo tenteremo di analizzare come mutano i loro discorsi quando i partiti populisti si trovano ad essere loro stessi gli attori e i rappresentanti ufficiali delle istituzioni democratiche. In particolare saranno oggetto di analisi empirica alcuni discorsi parlamentari riguardanti il tema delle riforme istituzionali (la riduzione del numero dei rappresentanti e la riforma della giustizia) che ci permetteranno di verificare, almeno in parte, in che misura sia empiricamente fondata la tesi dell'incompatibilità assoluta di tutti i populismi con la democrazia liberale.