Tesi di Dottorato
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Item A critical discourse analysis of Vandana Shiva's environmental and normative discourse : social representations and identity of seeds(Università della Calabria, 2019-09-18) Pasqua, Marilyn; De Bartolo, Anna Maria; Ventura, AlbertoDespite globalization claims to benefit all communities around the globe, it ‘provides opportunities only for a global elite’ (Kramsch/Boner 2010). This kind of analysis aims at unveiling the correlations in discourse between language and the environment. Critical discourse analysis can disclose the ways in which language plays a key role in environmental issues both at the local and global levels. One crucial aspect which can be taken into account by critical discourse analysis is that of social representations embedded in hegemonic representational systems and which can be countered by alternative environmental discourses. In the field of discourse analysis, social representations can be considered ‘as constituting, reproducing, challenging and restructuring systems of knowledge and belief’ (Fairclough 1992: 168). This research project focuses on how environmental discourse is shaped to counter the global industrialized modern world in defence of the environment. In particular, the analysis revolved around normative and environmental discourse. Two documents which were written with the intent to regulate seeds and a collection of Shiva’s texts were used as the materials to carry out critical discourse analysis which ultimately focuses on exploiting new discursive representations for a more sustainable environment. Emphasis is specifically placed on how the social reality of ‘seed’ can be reconstructed from a natural environmental perspective. The mixed method research design adopts an interdisciplinary approach which draws on Corpus Linguistics, Critical Discourse Analysis and the Social Representations Theory (Moscovici 2000) to uncover the socio-cognitive communicative mechanisms that contribute to the reconstruction of Shiva’s environmental worldviews within contemporary globalized social reality. In particular, findings show how Shiva constructs and portrays the identity and social representations of ‘seeds’ which is not influenced by the hegemonic dominant discourse and which fosters an alternative practice of environmental discourse. The language of ecology and the discursive constructions featuring Shiva’s counter-discourse are chosen to shape representations or re-representations which allow the audience to picture an alternative social reality of the surrounding environment. Overall, the analysis suggests how Shiva’s discourse is driven by the purpose of preserving the Earth’s natural ecosystem against current hegemonic forces of the contemporary globalized world.Item Le parole e le cose della prostituzione(Università della Calabria, 2020) Cariati, Gaëlle; Jedlowski, Paolo; Vingelli, GiovannaNel saggio Prostitution, quel est le problème , il ricercatore francese Lilian Mathieu si pone l’obiettivo di discutere con gli strumenti della filosofia e della sociologia la prostituzione. Il punto di partenza della riflessione è il registrare, da un lato, lo sforzo condotto da alcuni studiosi per dimostrare l’illegittimità o l’immoralità o l’inammissibilità della prostituzione, e dall’altro lo sforzo di altri studiosi, le cui voci si sono levate «pour défendre la légitimité de son exercice et exiger sa pleine reconnaissance» (Mathieu 2016, p. 10). Il problema che si pone Mathieu, il cosiddetto ‘problema della prostituzione’, sarebbe di tranciare il nodo gordiano del dibattito: trovare cioè chi ha ragione, coloro che considerano la prostituzione come immorale, illegittima, intollerabile (si noti che ognuno di questi aggettivi evoca questioni differenti e non trattabili come una sola), oppure coloro che la ritengono al contrario ammissibile (e anche questa ammissibilità andrebbe declinata). Nelle pagine che seguono l’introduzione, Mathieu sviluppa la sua argomentazione: «trois pistes principales ont été envisagées, celles du désir, du consentement et de la vente du corps» (Mathieu 2016, p. 130). Il risultato dello sforzo di Mathieu è il seguente: «l’exercice n’as pas permis de départager laquelle de ces pistes est la mieux à même d’apporter une réponse définitive à la question posée [...] force est de reconnaître qu’en regard de son objectif de départ, notre enquête aboutit à un échec» (ivi). Segue specificazione: «il a été impossible de conquérir cette espèce de Graal des réflexions sur la prostitution qu’est l’identification d’une caractéristique qui légitimerait, en tout temps et tout lieu, de lui opposer un refus définitif» (ivi). Allo stesso tempo: «cet échec n’en est pas un car il peut aisément être retourné. La prostitution ne pose pas un mais une série de problèmes différents qui, en outre, ne lui sont pas spécifiques» (ivi). In sintesi, Mathieu qui sta affermando che il suo tentativo di dirimere la questione della ammissibilità o inammissibilità (aggettivi qui usati in maniera consapevolmente generica) della prostituzione tramite una argomentazione filosofica che ha attinto anche alle «connaissances issues des sciences sociales» (ibidem, p. 11) ha fallito, in quanto: 1) non si è trovato un elemento che possa caratterizzare la prostituzione, cioè distinguerla in maniera non ambigua da altro che non sia, quindi, logicamente, prostituzione (e ciò per Mathieu, ha significato non riuscire a confermare argomenti che considerino la prostituzione inammissibile). Inoltre, (e ciò discende da quanto appena affermato): 2) il dibattito sulla prostituzione è costituito non una, ma da una serie di questioni , differenti tra loro, e che non sono specifiche di questo dibattito nel senso che esse possono essere poste anche in relazione anche ad altri temi, e potrebbero esistere anche se non esistesse il dibattito sulla prostituzione. Questa posizione sulla prostituzione, cioè il ritenere che la prostituzione non sia definibile, individuabile in maniera non ambigua, ha delle conseguenze importanti. Infatti, se un fenomeno non può essere circoscritto, un oggetto non può essere individuato, è impossibile (come ritiene lo stesso Mathieu) costruire un’argomentazione che conduca a evidenziarne i singoli aspetti, e a misurare questi ultimi adottando un criterio (qualunque criterio esso sia, di ammissibilità, di tollerabilità, di legittimità o qualunque altro criterio si voglia prendere in considerazione). Se si adotta la posizione di Mathieu, ne consegue che non sia possibile decidere chi abbia ragione sul dibattito sulla prostituzione, inteso come dibattito che affronta la questione della conformità o meno degli elementi che costituiscono il fenomeno prostituzione a criteri di ammissibilità, tollerabilità etc. Lo stesso dibattito non sarebbe possibile, in quanto tali elementi non sarebbero individuabili, e potrebbe esistere solo nella forma di un dibattito sull’esistenza o meno del contenuto della parola ‘prostituzione’, e su quale forma questo contenuto abbia. Assumendo che la posizione di Mathieu sia corretta, all’atto dell’indagare l’oggetto prostituzione, nella letteratura scientifica, – ma anche nel dibattito politico, nel dibattito dell’opinione pubblica a vari livelli, ci si aspetterebbe quindi di trovare un dibattito tutto incentrato sul senso da dare al termine ‘prostituzione’. Laddove alcuni (forse) concorderebbero con Mathieu nell’evidenziare la difficoltà o impossibilità nel definire il termine, altri sarebbero contrari a tale posizione e proporrebbero forse delle definizioni, ma comunque rispondendo alle perplessità evidenziate da Mathieu. Oppure, ci si potrebbe aspettare che il dibattito sulla prostituzione sia addirittura inesistente. Invece, le cose non sono affatto così. Secondo quanto riferito da molti osservatori, infatti, il dibattito sulla prostituzione, nel contesto delle democrazie occidentali, non solo è esistente, di lunga data, rovente, ma anche quasi esclusivamente affrontato nella forma della conformità o meno di ciò che è (o sarebbe) la ‘prostituzione’ rispetto a vari criteri (di ammissibilità, tollerabilità, legittimità etc.), e ciò è vero sia quando il dibattito avvenga tra soggetti che definiremmo ‘accademici’ (ricercatori, studiosi), sia nel dibattito politico, tra soggetti ‘decisori’, o ‘regolatori’, o ‘legislatori’, sia nel dibattito pubblico, cioè tra soggetti che non hanno altra qualifica se non il poter esprimere la propria opinione su un determinato argomento in un contesto in cui questa opinione ha modo di essere espressa e ascoltata (Mathieu 2004, Miriam 2005, Kantola e Squires 2004, Ditmore 2006, Outshoorn 2009). Non solo: di norma, pochi tra coloro che affrontano questo argomento chiariscono, preliminarmente all’esposizione della propria posizione, cosa si debba intendere per ‘prostituzione’ e perché. C’è, allora, da ritenere che Mathieu abbia sbagliato? Sembra ragionevole condividere la posizione di Lilian Mathieu sulla difficoltà di definire l’oggetto prostituzione. Percorrendo una strada autonoma, infatti, è possibile giungere alle medesime conclusioni. La presente trattazione intende pertanto muovere dall’affermazione di Mathieu, assumendola come punto di partenza di una riflessione sul tema della prostituzione. L’impossibilità di definire la prostituzione sarà, in una prima fase, messa a confronto con le ricostruzioni teoriche della prostituzione presenti nella letteratura, le quali saranno discusse criticamente e presentate in una tipologia dal valore espositivo. In seconda battuta, saranno prese in considerazione le rappresentazioni empiriche della prostituzione, sempre nell’ottica di sfidare criticamente la tesi della indefinibilità della prostituzione. Si giungerà così ad alcuni risultati: verranno messi in evidenza i molteplici significati attribuiti alla prostituzione nella letteratura, e la multiformità associata alla prostituzione nelle ricerche empiriche. Ciò condurrà a prendere in considerazione l’ipotesi che la prostituzione non abbia un contenuto proprio (in questo senso sarebbe indefinibile). Si contestualizzerà, dunque, tale affermazione rispetto a un itinerario storico-filosofico di contributi che condurrà a evidenziare l’opposizione tra un approccio ‘oggettivista’ e un approccio ‘soggettivista’ alla questione del conoscere la realtà. Tale opposizione sarà discussa in generale, e in particolare in relazione alla questione del conoscere il contenuto della prostituzione. Nel corso della discussione, seguendo le tracce di alcune riflessioni presenti nella letteratura, sarà formulata una proposta originale rispetto alla questione del definire la prostituzione. Tale proposta consiste nel riconoscere i limiti rispettivi di un approccio ‘oggettivo’ e ‘soggettivo’ alla questione della conoscenza della realtà, nel valorizzare le rispettive caratteristiche (intese come opportunità e come limiti) di ognuno dei due approcci, e nel concludere che, come suggerito dalla letteratura, entrambi siano necessari nello sforzo di ‘afferrare’ un dato contenuto. Sempre sulla scorta della letteratura, sarà suggerito che l’opposizione tra i due approcci possa essere messa in discussione, non solo nel senso di una alternanza fra approcci o compensazione reciproca, ma valorizzando la possibilità di un superamento che valorizzi la soggettività specifica. Questo, per quanto riguarda il tentativo di definire la prostituzione, significa: riconoscere i rispettivi limiti delle rappresentazioni oggettive e soggettive della prostituzione; muovere nel senso di ancorare il processo di definizione della prostituzione alla specificità dell’esperienza soggettiva, di tutti i soggetti coinvolti nella prostituzione simultaneamente. La presente trattazione ha il proprio senso scientifico nell’osservazione che, né nella letteratura, né nel dibattito sulla prostituzione – pure abbondanti quanto a contributi e frequenza – esistano un catalogo critico delle rappresentazioni della prostituzione che abbia anche una certa ampiezza, e soprattutto una discussione teorica approfondita (cioè che ragioni sul perché) della possibilità teorica di definire la prostituzione, nonostante questa questione venga ripetutamente menzionata nella letteratura. Il presente lavoro si presenta come un tentativo di colmare questi vuoti. I limiti del presente lavoro si possono ravvisare, innanzitutto, nelle scelte effettuate riguardo alla letteratura, e ai riferimenti presi in considerazione come materiale di riflessione. L’operare tali scelte è sembrato necessario allo scopo, perseguito dalla presente trattazione, di presentare una riflessione da un lato critica, dall’altro fruibile, sul tema del contenuto della parola prostituzione. Allo stesso tempo, l’occorrenza di una selezione è sempre puntualmente indicata (e motivata) nel presente lavoro. In secondo luogo, si è scelto di dare a questa trattazione un taglio esclusivamente teorico. Questa scelta è stata suggerita, da un lato, dall’obiettivo di sviluppare una riflessione organica e coerente su una materia, che, nella letteratura, non è quasi per nulla sviluppata, e, pertanto, pone la necessità di chiarimenti linguistici e concettuali; e, da un altro lato, dall’obiettivo di evidenziare, e presentare in maniera il più possibile chiara, la proposta originale che è contenuta nel presente lavoro. Tale scelta ovviamente non nega il valore di un confronto serrato tra riflessione teorica e ricerche empiriche su un dato oggetto di studio, e quindi anche sul tema affrontato qui. Infatti, da un lato, la presente trattazione non ignora il versante delle ricerche empiriche, ma lo incorpora nella forma di una riflessione teorica su di esso, dall’altro viene puntualmente affermata l’opportunità di riferirsi al dato empirico, e anzi questa affermazione è un punto fondamentale delle conclusioni del presente lavoro. Le conclusioni di questa riflessione teorica aprono alla ricerca empirica come conseguenza logica, da più punti di vista: non solo, infatti, si auspica che la ricerca empirica prenda in considerazione la proposta scaturente da tale riflessione come ipotesi, nell’ottica di un generale rapporto circolare tra riflessione teorica e ricerca empirica, ma, poiché tale proposta, come si vedrà, ha una natura sostanzialmente metodologica, cioè si riferisce alla questione del conoscere la prostituzione, la ricerca empirica ne costituisce la conseguenza intrinseca, ontologica. Infine, le conclusioni alle quali la presente trattazione giunge, nella loro specificità e concretezza, nei fatti, culminano nel concetto che il terreno empirico sia il luogo privilegiato della possibilità di definire la prostituzione, e ciò ulteriormente rafforza il legame concettuale con possibili successive ricerche empiriche. Al riguardo di possibili tentativi di operativizzare le riflessioni oggetto di questa trattazione, è possibile riscontrare, oltre alla già menzionata discussione metodologica di ordine generale, anche delle notazioni riguardo all’‘operativizzabilità’ della proposta che è presentata: soprattutto, ne vengono evidenziati alcuni vincoli fondamentali, oltre, come si è detto, all’opportunità del tentativo. Ulteriori considerazioni possono essere fatte sul tema, al fine di indicare anche possibili, concreti, sviluppi futuri del presente lavoro: rispetto alla proposta specifica che sarà esposta nella trattazione, appare particolarmente pertinente un approccio quali-quantitativo integrato informato alla metodologia menzionata, nella letteratura, con l’espressione Mixed Method Research . Quest’ultima, infatti, appare al contempo valorizzare e mettere a confronto l’approccio ‘oggettivo’ e ‘soggettivo’ al problema della conoscenza di un dato tema, e sembra pertanto adeguata a riflettere le premesse teoriche contenute nel presente lavoro. Data, infine, l’importanza delle rappresentazioni come grumi in cui si rapprende il tentativo di conoscere un dato tema (presentata e discussa nella presente trattazione), sembra opportuno suggerire che l’approccio empirico che dia seguito a ciò che qui è contenuto come proposta, sia sensibile alle questioni poste dall’uso del linguaggio (anch’esse in questo lavoro, seppur non approfonditamente, indicate), sia in fase di progettazione, sia in fase di concretizzazione, sia in fase di restituzione dei risultati della ricerca.Item Livelli fisiologici della Cromogranina A esercitano potente effetto cardioprotettivo contro la cardiotossicità indotta da doxorubicina(Università della Calabria, 2020-02-14) Granieri, Maria Concetta; Pasqua, Teresa; Angelone, TommasoThe clinical use of doxorubicin (Doxo), a widely used anticancer chemotherapeutic drug, is limited by dose-dependent cardiotoxicity. We have investigated whether chromogranin A (CgA), a cardioregulatory protein released in the blood by the neuroendocrine system and by the heart itself, may contribute to the regulation of cardiotoxic and antitumor activities of Doxo. We evaluated whether and to which extent, the in vivo administration of physiological doses of recombinant full-length CgA may exert cardioprotection in a Doxo-induced cardiotoxicity rat model and modulate the anticancer activity of Doxo in murine models of melanoma, fibrosarcoma, lymphoma, and lung cancer, respectively. The effect of Doxo on circulating levels of CgA was also investigated. At the end of the treatment, hearts were perfused by Langendorff method and Ischemic protocols were used. Western Blot, Immunohistochemistry techniques, and ELISA assay were used for molecular analysis and plasma measurements of TNFα, IL-1β, ROS, LDH, cTnT and CgA. We found that CgA mitigated Doxo-dependent adverse effects, as revealed by the reduction of pro-inflammatory and cardiotoxic markers. Doxo reduced CgA plasma levels. When given together with Doxo, CgA increased the systolic function after ischemia and reduced the infarct size, compared to the Doxo group alone. Molecular analysis indicated that CgA reduced CTGF expression, induced activation of the RISK and SAFE pathways and of AMPK, and reduced inflammatory targets such as iNOS, COX2, NLRP3. CgA reduced intracardiac ROS and the expression of AOX-1 and XO. CgA-dependent cardioprotection was mediated by ARC activation, by the increase of Bcl2 and the reduction of BAX, Caspase3 and the apoptotic nuclei. Furthermore, we observed that Doxo reduces the intracardiac expression and release of CgA (i.e., an important cardioprotective agent) in the blood. On the other hand, CgA did not impair the anticancer activity of Doxo in all the investigated murine models. These data suggest that CgA could mitigate Doxo-induced cardiotoxicity by limiting ischemic injury. The protein can be proposed as a possible biomarker and the administration of exogenous CgA to patients with low levels of the endogenous protein might represent a novel approach to prevent Doxo-induced adverse events without impairing its antitumor effects.Item Chemical characterization of atmospheric aerosols from natural and anthropogenic sources in the Mediterranean area(Università della Calabria, 2019-10-14) Moretti, Sacha; Carbone, Vincenzo; Sprovieri, Francesca; Naccarato, AttilioThe Mediterranean Sea basin constitutes a semi-enclosed area where atmospheric particles originating from natural and anthropogenic continental sources and gas-to-particle conversion processes are present at all times. The area is, in fact, located to the south of highly populated European countries characterized by industrial, semi-industrial, and rural economies, and to the north of Africa, which includes the Sahara desert. Detailed wind trajectory analysis reported in previous research studies show that more than 60% of air masses crossing the Mediterranean originate from the north-northwest sector, containing particles emitted or derived from industrial and urban sources, whereas 13–16% of air masses coming from the Sahara region carrying predominantly mineral dust. The transport of Saharan dust occurs mostly during the spring and summer seasons and causes sporadic crustal aerosol pulses to the Mediterranean area. On the other hand, aerosol scavenging by precipitation during the rainy season (from October to May) reduces aerosol concentrations. Summer is also characterized by low inversion layers and strong sunlight conditions, causing photochemical smog. Moreover, forest fires, which occur during the summer months in the Mediterranean region and in North Africa, increase black carbon and fine particle emissions. In this frame, it is clear enough that specific meteorological conditions result in high temporal variability of aerosol concentrations. There is strong evidence on the relationship between short-term and long-term exposure to atmospheric particles, with adverse health effects. Therefore, the study on atmospheric Particulate Matter (PM) (solid or liquid particles dispersed in the atmosphere which may persist for long times to undergo transport and diffusion phenomena), and the relative chemical composition of the two particle size fractions PM2.5, (aerodynamic diameter ≤ 2.5 μm) and PM10 (aerodynamic diameter ≤ 10 μm), is essential to evaluate the effect of the PM on human health and environment. The present work of thesis developed during the Ph.D. is focused on the chemical characterization of aerosol in the Mediterranean area through a monitoring program which has foreseen a number of oceanographic campaigns performed in the Mediterranean sea onboard the CNR-research vessel in the framework of the ongoing MEDOCEANOR measurements program as well as long-term measurements carried out on-land, specifically at the high altitude GAW observatory “Monte Curcio” of the CNR-IIA (1780 m a.s.l.), located on the Sila massif, Southern Italy, and thus able to intercept long-range transport air masses and across a number of monitoring sites (i.e., coastal, urban, rural sites etc.) distributed in the south of Italy as part of the I-AMICA regional network. The concentration of aerosol size fractions and its chemical composition performed at permanent ground-based stations as well as during oceanographic measurement campaigns have been analyzed in order to assess a spatially and temporally consistent measurement data across Mediterranean basin, and to investigate the main natural and anthropogenic sources affecting the air quality using source apportionment techniques. The seasonal oceanographic campaigns developed along different routes in the western sector of the Mediterranean Sea basin, and aimed to study the influence of natural and anthropogenic sources of PM and associated levels of pollutants. Chemical analysis assisted by the receptor models, identified, in particular, six main sources: crustal, volcanic, biomass burning, marine spray, industrial and vehicular traffic. The carbonaceous content in the PM sampled in Monte Curcio station shows seasonal trends for Organic Carbon (OC) and Elemental Carbon (EC) in both PM size fractions. The concentrations during the warm season are higher than those observed during the cold season and the annual levels of EC and OC were lower than those observed at the other four monitoring sites as part of the regional network “I-AMICA” distributed in southern Italy (Capo Granitola, Lamezia Terme, Lecce; Naples) due to different environmental conditions (eg, coastal/marine, suburban and urban) characterizing these sampling sites compared to “Monte Curcio” remote site. In particular, both OC and EC average concentrations were minimal at Monte Curcio and increased in the following order: remote < coastal/marine < suburban < urban (i.e., Monte Curcio < Capo Granitola < Lamezia Terme < Lecce < Naples). The Secondary Organic Carbon (SOC) was mainly present in PM2.5 at all sites, and higher SOC/OC ratios were observed at the urban and suburban site. Indeed, the yearly average SOC in Monte Curcio station has been estimated as 52% of OC in PM2.5 and representing, on average, the major mass contributes to PM2.5 during the cold season. Furthermore, the receptor models used shown differences among the possible sources of carbonaceous aerosol between different seasons. The cold season was characterized by aerosol mainly coming from the long-range transport, while during the warm season it is influenced by local and regional sources. In the following Chapters, the results have been presented and discussed.Item Anticancer drugs: a detailed computational analysis of "non classical" compounds mechanism of action(Università della Calabria, 2020-02-05) Ponte, Fortuna; Andò, Sebastiano; Sicilia, EmiliaMetal containing drugs have attracted an enormous deal of interest for their use in cancer therapy. Transition metal compounds’ richness offers extraordinary opportunities for the design of anticancer compounds, possessing pharmacokinetic properties inaccessible to purely organic compounds. The most successful and evident proof of their pivotal role is represented by cisplatin that, together with its carboplatin and oxaliplatin derivatives, continues to be routinely used worldwide in clinical practice. However, it is well known that the use of such drugs for fighting cancer is accompanied by severe side effects and intrinsic or acquired resistance that drastically limit their successful action. Therefore, decades of research efforts have been devoted to the search and the synthesis of safer and more effective and selective agents, either containing platinum or alternative metals, acting with similar or different mechanisms. In order to accomplish this aim is of decisive importance the elucidation of the mechanism of action of the drugs. Molecular simulations, or in silico experiments, are able to provide detailed information at atomistic resolution, rarely accessible to experiments, that can complement laboratory experiments. The increasing accuracy of computational approaches and the growing performance of computer performance, allow to properly describe reaction paths and involved molecular orbitals, calculate electronic properties, simulate spectra without any limitation except those connected with the adopted level of theory and compuatational protocol. The main aim of the present work was the detailed investigation, in the framework of the Density Functional Theory, of the mechanism of action of “non classical” platinum and transition metal non-platinum compounds, for some of them in collaboration with experimentalists, and the rationalization of their behaviors. In the next paragraphs all the studied systems will be shortly described together with the motivations that have prompted us to study such systems. Both “non classical” platinum(IV) prodrugs, non-platinum drugs and photoactivatable Pt(II) and Pt(IV) complexes have been examined. In the development of new platinum-based anticancer drugs, is of great interest the emerging class of "dual action" Pt(IV) prodrugs that, undergoing a reductive elimination process, which is the key step for their activation, are able to release the active Pt(II) complexes and bioactive axial ligands that together lead to cell death. Indeed, the two axial ligands, in turn, can be chosen to possess physico-chemical and biopharmaceutical properties or even facilitate the incorporation into a drug delivery system. According to the research lines mentioned above, the use of drug delivery systems has also grown, and many different strategies have been examined to encapsulate platinum drugs within macromolecules, including macrocyclic species, which are responsible for creating supramolecular host-guest structures. The encapsulation slows down and prevents the drug degradation by proteins and peptides. One of the most widely studied class of synthetic supramolecular macrocycles are Calix[n]arenes (CX), whose property, as molecular hosts and delivery systems, are of increasing interest. Photodynamic Therapy (PDT) is a non-toxic therapeutic technique, clinically approved and minimally invasive, used for the treatment of several types of cancers based on the generation of reactive oxygen species (ROS), that acts as cytotoxic agents. In PDT applications three components are required: a photosensitizer (PS), a light of a specific wavelength and tissue oxygen. A promising approach to increase the effectiveness of anticancer therapy is the combination of multimodal treatment methods into a single system. Recently, a strategy has been proposed providing the possibility to combine the classical Pt-based chemotherapy with photodynamic therapy (PDT) treatment. This approach involves the functionalization of a photosensitizer (PS) with a therapeutic drug such as cisplatin-like compounds.Item Non dite che non vi avevo avvertito : cosa ci dicono le distopie contemporanee sulle paure del futuro : il caso italiano(Università della Calabria, 2020-05-17) Cosentino, Nicola; Jedlowski, PaoloIl testo propone una mappatura degli elementi distopici nel panorama letterario italiano, sulla base dei quali si è provato a ragionare su quali siano le principali paure della contemporaneità. La convinzione di partenza è che si possano intercettare i timori di una società studiando il modo in cui sono state raccontate dagli scrittori di narrativa, qui considerati come interpreti attenti della salute emotiva dei propri Paesi e del proprio tempo. Nello specifico, questa tesi prende in esame una porzione circoscritta – e perlopiù inesplorata – di opere letterarie provenienti dal solo panorama editoriale italiano, più precisamente romanzi scritti e pubblicati in Italia, accomunati da a) la presenza non marginale di elementi distopici che ne condizionano l’assetto, orientandoli il più possibile verso la fiction speculativa e la narrazione di altri mondi, altri tempi o di futuri in qualche modo plausibili e generalmente negativi e b) il fatto di essere stati scritti e pubblicati dopo il Duemila, data scelta per indicare, convenzionalmente, un cambio di passo nella storia della rappresentazione del timore e dell’incubo nelle forme narrative. In particolare, l’arco temporale a cui la mia ricerca si riferisce verte sui romanzi pubblicati dal 2008 fino alla chiusura del testo, risalente a ottobre 2019. Lo scopo è quello di verificare quali siano le paure più presenti nell’immaginario italiano, confrontandole ove possibile con quelle espresse, nel corso del tempo, da romanzi e film stranieri che abbiano trattato le medesime tematiche o, pur sempre con connotazioni distopiche, si siano significativamente concentrate su timori diversi. La tesi, nella sua forma testuale, si compone di quattro parti: un’introduzione, una storiografia del distopico, una parte monografica dedicata alle distopie italiane contemporanee e le conclusioni. La prima parte, intitolata Distopia è partecipazione, si suddivide in tre capitoli, ognuno dei quali indaga una tappa nel percorso della distopia: dal germe anti-utopico nelle parodie di Jonathan Swift ai primi viaggi nel tempo, dalle narrazioni anti-coercitive del Novecento alla profonda mutazione del realismo letterario contemporaneo, sempre più tentato dalle possibilità metaforiche offerte da un’ambientazione futuristica. L’ultimo capitolo di questa prima sezione, intitolato Cenni di storia della distopia in Italia, è da ritenersi propedeutico a quanto indagato ed espresso nella seconda parte. Esso costituisce una ricerca di per sé. È un vero e proprio viaggio di riscoperta negli elementi distopici della narrativa italiana, dalla messa in discussione dell’Utopia nelle opere di Ippolito Nievo e Luigi Pirandello ai “Mondi senza” tipici della fantascienza d’evasione e successivamente adottati da Giorgio Scerbanenco, Carlo Cassola e Guido Morselli; dalle fantastiche invenzioni nei racconti di Primo Levi ai temi dell’alterità, dell’alienazione e delle ibridazioni nei romanzi di Lino Aldani e Vittorio Curtoni. Infine, viene dedicato un paragrafo al “caso” Corrado Alvaro, autore di un romanzo distopico (L’uomo è forte, 1938) che anticipa di circa dieci anni le tematiche espresse da George Orwell in 1984 (1949). La sezione monografica è stata suddivisa per tipologie di paure: epidemie e disastri naturali, ovvero apocalissi “fisiche”, divise tra salute dell’uomo e salute della Terra; spersonalizzazione e svalutazione, perdita di valori, di affetti, della memoria; sistemi sovvertiti e alterità: nuovi ordini mondiali, tra denaro, fine del lavoro ed emarginazione. Nella prima categoria rientrano alcuni esempi italiani di climate fiction, ovvero i romanzi che affrontano il discorso sul cambiamento climatico, come Qualcosa, là fuori di Bruno Arpaia, o la possibilità di un collasso energetico, come Le cose semplici di Luca Doninelli. Si tratta, naturalmente, di esempi di storie post-apocalittiche finalizzate a indagare o a denunciare le cause della finis mundi per cause naturali, per poi raccontarne le dure conseguenze. Il capitolo lascia spazio anche al post-apocalittico “decorativo”, ovvero ai romanzi che raccontano un mondo desolato, violento e regredito senza soffermarsi eccessivamente su ragioni alla base del peggioramento: è il caso di Voragine di Andrea Esposito. La seconda categoria fa luce sul terrore, complesso e affascinante, della mortificazione dei sentimenti, dell’età, della memoria, della complessità. Il discorso relativo a questo specifico tipo di svalutazione ruota spesso intorno alla tecnologia e al suo innesto, in termini più o meno invasivi, nella nostra quotidianità. Si oscilla, dunque, dal ruolo del social network come pretesto per la menzogna, l’alienazione e l’esasperazione (Panorama, Tommaso Pincio) al valore del linguaggio e del dialogo umano, coacervo di complessità “vive” e in divenire, confrontato a quello statico, non esperienziale, delle intelligenze artificiali (History, Giuseppe Genna). Viene citato, inoltre, il romanzo di Michele Vaccari Un marito, come esempio di “distopia privata”, ovvero una narrazione in cui si gestisce l’individuo come fosse un intero universo, e la sua tragedia personale quella di un’intera umanità. La terza categoria riprende narrazioni distopiche più vicine a quelle “classiche”, e che focalizzano l’attenzione sul sovvertimento di uno status quo ante che somiglia al presente reale, del lettore. Il protagonista di Cinacittà di Tommaso Pincio si aggira per una Roma ormai abitata e “gestita” da soli cinesi, in cui residenti originari, chiamati nel romanzo “romani” e mai “italiani”, sono considerati una minoranza. Qualcosa di simile accade nei territori razziati dai barbari ne L’uomo verticale di Davide Longo e tra le comuni post-apocalittiche visitate dai documentaristi protagonisti di La festa nera, di Violetta Bellocchio: l’umanità, in questi romanzi, è impegnata in uno scontro tra alterità, tra minoranze disperate, armate l’una di un odio ingiustificato e l’altra della propria paura e del proprio istinto di sopravvivenza. Meno selvaggio il quadro dipinto da Fabio Deotto, con Un attimo prima: nella sua Milano futura, a seguito di una rivoluzione innescata dal Movimento Occupy, non esiste più il denaro e il lavoro è un concetto astratto, molto marginale. Esistono, però, gli emarginati, i “non ammessi” al nuovo sistema. Nello stesso scenario, dunque, si confrontano utopia e distopia. L’intera seconda parte si apre con una premessa in cui si prova a dimostrare la connessione tra le paure degli italiani successive alla crisi del 2008, l’incremento delle narrazioni distopiche e le tematiche in esse espresse, grazie a una mappatura stilata negli anni di ricerca (e che non ha pretese di esaustività) dei romanzi distopici “mainstream” pubblicati in Italia negli ultimi vent’anni e di alcune statistiche relative ai timori più sentiti dalla popolazione. Verrà dimostrato che dati, tempi e timori convergono.Item A philosophy of radical politics : revolutionary gnosticism and the case of Salafi-Jihadism(Università della Calabria, 2020-06-04) Arrigo, Giacomo Maria; Jedlowski, Paolo; Ventura, Alberto; Nawas, JohnL’analisi del fenomeno jihadista si è sovente soffermata su questioni geopolitiche e militari, e quindi prettamente empiriche. La presente tesi, invece, studia il salafismojihadismo, cioè l’ideologia di gruppi come al-Qāʿida e l’autoproclamato Stato Islamico, in un’ottica inedita, adottando la categoria filosofica di gnosticismo rivoluzionario elaborata da Eric Voegelin, Augusto Del Noce e altri importanti pensatori. Le peculiarità di una simile categoria richiede una attenta definizione dei termini in questione. E così la prima parte della tesi è dedicata allo studio della letteratura sul tema dello gnosticismo rivoluzionario, senza tralasciare una comparazione con la gnosi antica del II secolo d.C., a proposito della quale non è possibile parlare di mera equiparazione né di derivazione genetica, arrivando infine a definire lo gnosticismo rivoluzionario nei termini di una vera e propria mentalità, concludendo quindi con la proposta di una definizione analitica del suo contenuto attraverso l’elaborazione del cosiddetto pattern gnostico, una schema composto da sei punti che ne circoscriva l’identità. I sei punti sono anti-cosmismo, tripartizione della storia, immanentizzazione dell’eschaton, gnosi, auto-redenzione politico-rivoluzionaria, e dualismo sociologico. Per provare la validità di un simile schema si sono passate in rassegna le rivoluzioni che la letteratura ha vieppiù considerato gnostico-rivoluzionarie, e quindi la sollevazione degli anabattisti radicali a Münster nel 1534-35, il puritanesimo in Gran Bretagna nel XVII secolo, la parentesi giacobina durante la Rivoluzione francese, il Terzo Reich nazista e il bolscevismo in Unione Sovietica. La seconda parte del presente lavoro prova come anche il salafismo-jihadismo faccia parte della famiglia delle rivoluzioni gnostico-rivoluzionarie, e per dimostrare ciò innanzitutto prende in considerazione singolarmente i termini del binomio, salafismo e jihadismo, mostrando come siano sostanzialmente indipendenti l’uno dall’altro: solo se combinati insieme diventano un cocktail esplosivo. E infatti l’attitudine salafita, che si contraddistingue per una generale volontà di aderire fedelmente all’epoca del Profeta Muḥammad e alle prime tre generazioni dei musulmani, gli al-Salaf al-Ṣāliḥ, assume carattere violento e redentivo oltreché purificatore solo se abbinato al jihadismo, che è invece la volontà di impegnarsi attivamente nella realtà attraverso azioni violente e presumibilmente prescritte da Dio. In questo disegno, l’uomo si sostituisce a Dio, assumendo su di sé il Suo potere redentivo, e, come ha scritto Augusto Del Noce, avviene il processo per cui «la rivoluzione è sostituita alla grazia». L’immanentizzazione dell’eschaton (la realtà ultima), celebre espressione voegeliana, definisce intimamente il progetto politico culturale dello gnosticismo rivoluzionario, che si può riassumere nella distruzione del mondo passato e presente per la costruzione del mondo nuovo, dove il finalmente costituito homo islamicus, destinazione finale dell’intera umanità, sarà impeccabile, nel senso di incapace di peccare. L’analisi è svolta sui documenti prodotti da ideologi di al-Qāʿida e dello Stato Islamico, sulle traduzioni dall’arabo di importanti analisti e accademici, sulle riviste di propaganda islamista direttamente redatte nelle maggiori lingue occidentali, e sui video caricati sul web dai miliziani stessi, senza trascurare uno studio storico intorno alla genesi del salafismo-jihadismo, dal quale emerge che l’incontro/scontro con l’Occidente ha giocato un ruolo chiave. La tesi, pertanto, si inserisce anche fra le strategie di contro-narrazione per contrastare la propaganda jihadista, poiché dimostrare come il salafismo-jihadismo sia essenzialmente una ideologia atea – l’uomo che prende il posto di Dio e il carattere intramondano del progetto di salvezza califfale – significa indebolirla depotenziarla fino al punto di esibirne l’estraneità rispetto alla tradizione spirituale islamica.Item Optimal design and numerical modelling of imperfection sensitive shell structures(Università della Calabria, 2020-02-24) Liguori, Francesco Salvatore; Garcea, Giovanni; Bartolino, RobertoA brand-new design philosophy tends to harness the load-carrying capacity hidden beyond the onset of buckling phenomena in shell structures. However, when designing in the postbuckling range, among other effects, attention should be given at imperfection sensitivity which may generate catastrophic and unexpected consequences on the optimised structures. Therefore, what would be necessary is an optimisation strategy able to deal with the complex geometries of full-scale structures and, meanwhile, efficiently gather the complexity of their postbuckling response. The aim of this work is to meet this demand by proposing numerical methods that face the problem from different sides, namely the geometrically nonlinear description of the shell, the solution algorithm and the optimisation strategy. As a starting point, a convenient format to describe geometrically nonlinear shell structures is identified in the solid-shell model. On the basis of this model, a discretised environment is constructed using isogeometric analysis (IGA) that, by taking advantage from the high continuity of the interpolation functions, leads to a reduced number of variables with respect to standard finite elements. Afterwards, an IGA-based multimodal Koiter’s method is proposed to solve the geometrically nonlinear problem. This method meets the aforementioned requirements of efficiency, accuracy and is capable of providing information on the worst-case imperfection with no extra computational cost with respect to the analysis of a perfect structure. Additionally, a new strategy for improving the accuracy of the standard version of Koiter’s algorithm in the presence of geometrical imperfections is devised. The last part of the thesis concerns the optimal design of full-scale structures undergoing buckling phenomena. In particular, the design focuses on variable angle tow laminates, namely multi-layered composites in which fibre tows can describe curvilinear paths, thereby providing great stiffness-tailoring capacity. Two optimisation strategies are proposed, both based on the use of Koiter’s method to evaluate the postbuckling response. The first one makes use of a fibre path parameterisation and stochastic Monte Carlo random search as a global optimiser. The second one is based on direct stiffness modelling using lamination parameters as intermediate optimisation variables that lead to a reduction of the nonlinearity of the optimisation problem and remove the direct dependence from the number of layers.Item Identità postmoderne : il gioco identitario nella modernità avanzata(Università della Calabria, 2020-02-27) Orrico, Ivan; Jedlowski, Paolo; Parini, Ercole GiapL’oggetto di questo lavoro è l’identità personale così come va definendosi nella contemporaneità. Più in particolare, ci si riferisce al modo in cui le persone si definiscono, alle auto-attribuzioni identitarie – essere gay, lesbica, pangender – e al differente peso che a queste attribuzioni viene dato dal soggetto stesso (Sciolla 2010). Come ci ricorda Ėmile Durkheim (1893) la modernità si caratterizzi soprattutto per una pluralizzazione delle appartenenze che è connessa allo sviluppo di società complesse e articolate. Pertanto, il soggetto della modernità è un soggetto immerso in numerose cerchie sociali, il quale diventa individuo proprio in virtù di questo eccesso di socialità che amplifica la percezione della propria irriducibile unicità. I soggetti si riscoprono sempre più individui, secondo un gergo che li porta a inseguire la propria natura di persone uniche e irripetibili, assoggettate all’imperativo di scoprire il proprio (presunto) sé originario. Come ci ricorda Giddens (1991), la modernità con le sue incertezze spinge gli individui a costruire una narrazione di sé stessi che possa tenere in piedi la propria esperienza esistenziale. Il sociologo inglese, richiamandosi agli studi di Laing (1967), sottolinea infatti come la modernità possa minare il senso di sicurezza ontologica degli individui, portandoli a sentirsi insicuri fin dentro le fondamenta del proprio essere. In questo perenne processo auto-poietico è proprio il bisogno di fedeltà a una percepita essenza interiore il motore che spinge le persone a individuarsi: sia scoprendo nuove definizioni, sia cercando di liberarsi da descrizioni restrittive di sé; in una dialettica infinita che è poi la dialettica della soggettività: tra scoprire sé stessi e, contemporaneamente, definirsi. Dunque il processo attraverso il quale il singolo giunge a soggettivare il proprio vissuto sta tutto qui: nel bisogno individualistico di sviscerare e vivere sempre più alla luce del sole aspetti nascosti del proprio Io. Da qui si sviluppa una crescente intolleranza verso le forme di sacrificio nell’esperienza del sé che le singole appartenenze richiedono all’individuo. In quest’ottica, allora, l’identità rappresenta un dispositivo che serve proprio a produrre nuovi significati, nuove definizioni più congrue ai bisogni individuali, viziate tuttavia (come qualsiasi altra identità) da un intrinseco limite rappresentato dai suoi stessi confini. Si determina allora il seguente paradosso: il singolo cerca nuovi specchi all’interno dei quali riflettersi, ma l’immagine di sé che egli ottiene è sempre parziale, incapace di contenere la sovrabbondanza di vita che rappresenta. Secondo l’ipotesi qui sostenuta, allora, i due momenti dialettici del darsi un’identità e di cercare di superarla rispondono in fondo allo stesso bisogno sostanziale di autenticità. Per questo le persone, anche mediante la partecipazione a gruppi, possono avvertire il bisogno di definirsi o liberarsi da “etichette” ritenute restrittive. Eppure anche quando il bisogno di liberarsi di alcuni orpelli identitari raggiunge livelli più avanzati, si determina comunque un bisogno di riconoscimento che assume nuovi nomi, etichette e definizioni; se è vero, come sostiene Axel Honneth (2002), che il riconoscimento è un elemento imprescindibile della soggettività. Ed è proprio quello che si vuole mettere in risalto con questo lavoro: evidenziare come tanto il minuzioso enucleare formule identitarie specifiche, quanto le recenti evoluzioni delle fluid identity nascondano lo stesso bisogno di sperimentare una continuità e una sostanzialità della propria esperienza interiore rispetto a un mondo sempre più problematicamente posto in questione. Per quel che attiene la parte metodologica, la ricerca ha previsto uno studio riguardante gruppi di persone che si definiscono come asessuali, transgender e pan/polisessuali, attraverso una comparazione che mira a ricostruire la differenza dei processi di costruzione/decostruzione identitaria. Lo strumento d’elezione utilizzato è stato l’intervista biografica, attraverso la quale si è giunti a una descrizione sistematica dei processi identitari sinteticamente descritti in questo abstract.Item Agrifinancialization and transnational agrarian movements(Università della Calabria, 2020-04-16) Conti, Mauro; Jedlowski, Paolo; Vitale, Annamaria; Borras, Saturnino M.The food price crisis exploded in 2007/2008 with extreme price volatility and high prices, fuelling the Arab spring and other social riots. These extreme price fluctuations have been threatening global food security, increasing the number of undernourished people. The food price crisis shed light on the role of finance in agriculture and the ongoing process of financialization of agriculture. The neoliberal policies promoted by the International Monetary Fund and World Bank, through Structural Adjustment Policies, gave rise to new Transnational Agrarian Movements (TAMs) and the food sovereignty claims. These new TAMs differentiated politically from the existing TAMs and Farmers Organizations that were oriented towards the production of commodities for export and for the international markets. The research problematique addresses the interaction between financialization of agriculture, as a consequence of the end of Bretton Woods agreements, which, reshaping the countryside, also generates the rise of new TAMs claiming for food sovereignty: so the research question is how has the contemporary financialization impacted agriculture and shaped politically the contemporary political orientation of transnational agrarian movements? The research assumes the Arrighian world-system theory, among the different theoretical frameworks, to understand financialization as part of the worldwide economic cycle generating the Bretton Woods crisis and the reshaping of the space of global governance, with a specific focus on agriculture. The dissertation identifies how financialization in agriculture generated a dichotomy in the space of global governance (Intellectual Prop-erty Rights versus Collective Rights), where TAMs strategically entered claiming for food sovereignty and resisting any further penetration of capital in agriculture from within the production process and through policy dialogue for public policies with governments. In the actual financialization phase, the hegemonic powers are trying to generate a new material expansion solving the dichotomy of the global governance of agriculture through the appropriation of world biodiversity, which implies deepening the capital penetration in the internal agroecological frontier, and mainly expand the external frontier including all the biodiversity (crop wild relatives, plants, animal and marine biodiversity) in the capital accumulation system. The new TAMs are opposing this phase of financialization fostering a new material expansion based on agroecology and re-peasantization of the mode of production, which remunerates labour and natural resources rather than capital. The site of the study situated in the UN Rome based Food Agencies, as space strategically selected by TAMs to re-establish the centrality of the Governments in defining the Agriculture policies and regulations, therefore confronting the neoliberal policies and the financialization processes. Therefore, the United Nation Rome Food Agencies are an essential space to understand the TAMs perspective and strategy, in the different processes and discussion that are relevant for the penetration of capital in the countryside and in the control of natural resources, even beyond the Rome processes themselves.